Un cantiere sotto la neve: Santa Rufina
Arrivo a Santa Rufina a metà giornata, sotto la neve che cade.
Giuseppe mi accoglie all’esterno del cantiere, dietro ad un furgone della sua azienda e ne approfitto per fargli una foto di rito.
E’ impossibile non vedere il cantiere. Si arriva passando a fianco della chiesta puntellata e si capisce il lavoro che si svolge dietro il cancello di ingresso.

Pensavo che la neve che cade facesse andar a casa le persone, ma qui lavorano tutti senza sosta. Un cantiere è una organizzazione complessa, imprese di tutti i tipi, un lavoro appresso all’altro, senza sosta.
Costruire una casa in legno è tutta un’altra cosa rispetto alla muratura. Le tolleranze praticamente non ci sono. Una volta pronta la platea in cemento, bisogna riportare tutto a quota zero. Lo strumento principe è la bolla, perché non è ammesso barare e non c’è intonaco a coprire gli errori. Un lavoro adatto a carpentieri ben formati, ed è questo il mtotivo per cui molti di quelli che lavorano con Workstation sono da dieci anni assieme. Li ritrovi poi a cena assieme, in albergo, quattro parole a tavola e poi a riposare.
Il pannello XLAM in legno a tre strati contrapposti, ciascuno di 3,6 cm, arriva ogni giorno e sono quattro, cinque, anche sette i bilici da far entrare, scaricare le pareti per procedere nella giornata a montare.
Chiedo se non è un problema la pioggia che cade.
Mirko è stato qui come volontario della Protezione Civile di Valdobbiadene, tra i primi partiti subito dopo il terremoto e torna ora per dirigere alcuni lavori. Ieri si preoccupava di mettere al sicuro chi scappava dal terremoto, oggi lavora per la sicurezza dei suoi uomini.
Magari Mirko si fida del clima secco, ha notizie migliori sulle previsioni del tempo, oppure come Giuseppe sa che deve lavorare e portare a compimento il lavoro iniziato.
Il 2 dicembre hanno consegnato le piazzole in cemento e in 10 giorni hanno tirato su 120 unità abitative a due piani e non fa in tempo a finire chi ha messo il cartongesso che arriva quello che mette l’intonaco. La consegna sembra debba essere di lavorare in velocità e di finire presto, il problema è che spesso presto e bene faticano ad andar d’accordo.
Quando si fa buio si accendono i grandi fanali e bisogna scaricare l’ultimo bilico di legname che arriva dalla Germania.
Sono ormai le sette che il cantiere chiude, si cena velocemente asieme, si parla poco, si va a dormire presto. Domattina alle sei, ancora al buio, c’è già qualcuno che comincia fare qualcosa.
Giovanni Cappellotto
Giovanni Cappellotto
Creative director, internet visionary, trade assistant. Consulente per la progettazione di siti web e per la comunicazione online.















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